Publicado en Reseñas

Sergio Campailla, Wanted. Benjamin Mendoza

Martes, 22 Marzo 2016 06:35

Sergio Campailla, Wanted. Benjamín Mendoza y Amor, Venezia, Marsilio Editore, 2016,pp. 359

 

Wanted è l’ultimo libro di Sergio Campailla. Si tratta di un testo  affascinante, eterodosso e complesso. Non è facile classificarlo. Si potrebbe ritenere un’opera sociologica, antropologica, storica, psicologica, artistica, biografica, ecc., o un’opera simile a un mosaico che raccoglie armoniosamente i tasselli di un materiale enciclopedico, segno della vasta e profonda conoscenza dell’autore. Ma forse sarebbe più esatto ritenerlo un postmodern fiction novel che si evolve con una prosa scorrevole, elegante, estrosa, sorretta da un linguaggio cristallino e creativo.

Composto di ventun capitoli intitolati, il romanzo è raccontato in prima e in terza persona da un narratore god-like che è sempre un Campailla  abile  nel porsi dentro e fuori le cose, nel controllare i fili del racconto, nell’immedesimarsi nella vicenda di personaggi megalomani e narcisisti, nel dipingere l’autoritratto, in cui a volte confluiscono dati biografici alterati con componenti fantastiche. 

Sulla linea del narrativa postmoderna, Wanted fa tesoro di una serie di generi e di sottogeneri, che spaziano dalla saggistica  al poliziesco, al favoloso. Come di una serie di tecniche narrative che vanno avanti ed indietro, lasciano e riprendono, posticipano ed anticipano; di tecniche filmiche votate ad articolare svariati tipi di montaggi, di inquadrature, di piani, e anche di controcampi; di tecniche portate a dar luce al racconto nel racconto, a una quantità sorprendente di mini storie che spesso fanno trapelare il contorno mitico, strano e assurdo dei comportamenti umani. Infatti parecchi personaggi, reali e storici, che popolano il romanzo si trasformano in simboli chiave di strabilianti avvenimenti, avventure, e parabole prive del lieto fine. In molti aspetti sono personaggi che sembrano avere molti sosia ed essere spiritelli della coscienza inquieta dell’autore.

Ma c’è una figura sui generis che strega l’anima e il pensiero di Campailla ed è quella del protagonista Benjamín Mendoza y Amor, pittore e disegnatore surrealista nato a La Paz in Bolivia (n. 1935?) che ha avuto un successo al livello internazionale. Dal momento che Campailla ne scopre le prime informazioni, grazie all’aiuto di una sua amica straniera, il fantasma di Mendoza non smette di visitarlo, lo segue come fanno le ombre dei personaggi “petulanti” che vogliono essere realizzati nel mondo eterno dell’arte dalla penna di Pirandello. Una cosa simile era già accaduta con la protagonista del suo romanzo Il segreto di Nadia B., del 2010: “visitava la mia mente e perorava il suo diritto all’ascolto, in definitiva all’esistenza. Finché ho capito che era un personaggio in cerca d’autore. E che io dovevo, dopo […] anni, essere quell’autore”; una giovane russa colta ed enigmatica che ha avuto una storia con il filosofo e letterato Carlo Michaelstaedter suicidatosi nel 1910, che si suicida in una piazza di Firenze forse perché il trauma perturbante di essere stata stuprata nella verde età dallo zio si era fatto intollerabile, che sembra un sosia di Mendoza anche perché è disegnatrice e pittrice.

Nel romanzo l’immagine del Mendoza artista diventa una metafora di un discorso sull’arte in generale, come la linfa di una rappresentazione fitta di andamenti intertestuali, autoreferenziali, meta-artistici, che esalta la fine capacità del Campailla critico d’arte, specie di quell’arte appartenente alla sfera surrealistica in cui si colloca gran parte della produzione di Mendoza. Nel corpo diegetico Campailla ritorna a descrivere con efficacia straordinaria i quadri e i disegni di Mendoza, mettendone in rilievo dettagli, sfumature, sottigliezze, la natura degli indigeni e dei colori, tante cose che all’occhio comune dicono poco o nulla ma invece sono di grande importanza; anche in questo contesto lo stile si fa pittorico, e trasmette la poesia della tela facendo poesia.

Con sensibilità e partecipazione Campailla ricostruisce ogni fase della vita dell’artista eccentrico, che poi simboleggia quello incompreso, controcorrente, iconoclastico. Già da bambino Mendoza si manifesta dotato di un’indole bizzarra e capricciosa, e impone alla madre di comprargli matite e colori. Ma vivendo in povertà, lei non riesce sempre ad accontentarlo, e per sopravvivere fa il vecchio mestiere. Il bambino disegna dovunque si trova, con la mano destra e la sinistra, tutte le cose che vede e lo colpiscono, rivelando già una personalità diversa e trasognata. L’ambiente di realismo magico, il clima di un fantastico variopinto di La Paz, popolata di figure mitiche e lunatiche, non possono non stimolare la fantasia del fanciullo. Lo dimostra la scena di una vecchia maga che gli svela il destino: “La curandera, con orgoglio, disse al ragazzino: 'Ricordati che a La Paz le stelle sono più vicine che in qualsiasi altro posto al mondo e che tu con la punta del tuo dito puoi toccare il cielo'. Quindi, rivolta al figlio e alla madre: 'Ricordati le mie parole. Io ho esperienza, sui vivi e sui morti, e lo so. Questo niño ha la mano d’oro! […] Questo niño è un figlio del Demonio…'  “Ma Benjamín, imperterrito, non ascoltava nessuno. Invece, aveva ricominciato a disegnare, lo stesso disegno”.

Oltre all’infanzia, l’autore dedica particolare attenzione a come Mendoza diventa famoso negli anni della cultura hippy del ’60-’70, un viaggiatore instancabile sia nell’America Latina, specie vivendo e organizzando mostre a Buenos Aires, sia in tanti altri Paesi (Stati Uniti, Hawaii, Giappone, Russia, Italia, ecc.) dove espone i suoi lavori in prestigiose gallerie o si guadagna da vivere facendo il muralista. Durante questi suoi viaggi frequenta persone irregolari di ogni ceto sociale, conferma la vocazione al suo lavoro, mentre si incupisce la sua ossessione patologica di dipingere i nudi femminili, avere enigmatici rapporti d’amore, collaborare con i servizi segreti americani, far uso della droga anche da spacciatore.  Il 27 novembre 1970 Mendoza, vestito da prete, all'aeroporto di Manila si scaglia contro il Papa Paolo VI e lo ferisce con un coltello. Non si sa bene se l’attento è stato un atto di follia o un atto che mette in pratica la celebre frase di Andy Warhol che tutti saremo “famosi per quindici minuti”.

Wanted è uno dei romanzi più belli venuti alla luce nel panorama della letteratura italiana degli ultimi tempi, ed evidenzia che per l’autore il fantastico è il realismo della vita.

 

Franco Zangrilli

City University of New York

 

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