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Zuccato, Il Dragomanno errante

Jueves, 28 Septiembre 2017 05:17

zuccato dragomannoIIEdoardo Zuccato, Il dragomanno errante. Quaderno di traduzioni, Milano, ATí editore, Milano, 2012.

    Un’introduzione in versi – la bella poesia che ha per titolo “Portando al di qua” – per un libro di versioni poetiche. La firma Edoardo Zuccato, saggista, poeta-traduttore che insegna Letteratura inglese allo Iulm di Milano, in apertura del suo “quaderno” di traduzioni Il dragomanno errante, pubblicato nella collana “Il passo di Efesto” di ATíeditore.

Per ogni parola che ho portato al di là, ne ho portato dieci al di qua
Più che tradurre, il mio lavoro è stato cisdurre.
Dall’estraneo al familiare, dallo straniero al noto.
 
La norma è questa. Pochissimi i traduttori, milioni i cisduttori.
Compresi bilingui e trilingui, che viaggiano meglio verso casa
Pur ignorando dove sia di preciso.
 

   Il libro raccoglie l’esercizio traduttivo, più che venticinquennale, di Zuccato presentando in un unico volume testi editi e inediti, resi dal latino, dal francese e dall’inglese. L’indice è costruito in ordine cronologico – avendo a riferimento i diversi autori ‘cisdotti’ – e per sezioni tematiche ispirate da “amori e disamori, elegie e meditazioni”.

   Si succedono così, nelle tre parti compositive della raccolta, selezioni di traduzioni che vanno da Guilhelm De Peitieu ad Anne Sexton; da François Villon a Paul Muldon; da Virgilio a V. F. Fanthorpe.

   Due informazioni aggiuntive – in merito all’‘opzione’ di resa linguistica scelta da Zuccato per le sue versioni – si rendono necessarie per meglio cogliere l’interessante taglio traduttologico di quanto raccolto nel ‘quaderno’. In prima istanza, la scelta di presentare le traduzioni in italiano e senza l’originale come testo a fronte. L’impressione è che, pur tenendo conto della ‘paternità’ dell’opera – sempre dichiarata con il nome dell’autore e il titolo e da un breve apparato di note alle poesie – il traduttore intenda però riproporla in una nuova veste, soprattutto linguisticamente autonoma rispetto al modello di partenza. Compaiono spesso invece – sul foglio disposte a mo’ di nota a piè di pagina – le ‘versioni’ in lingua italiana per i testi stranieri resi in dialetto milanese, altro ‘indicatore’ di autonomia poetica delle traduzioni. Va ricordato che una parte significativa della produzione lirica di Zuccato è dialettale: “Il dialetto utilizzato”, si legge nella nota di chiusura ai testi, “tranne che nel caso di Villon, è l’altomilanese o bosino e, per la precisione, una combinazione dei dialetti di Cassano Magnago e Fagnano Olona, in provincia di Varese. In termini non importati, da noi si parla semplicemente di lumbard o milanes arius.

   Tutti i testi offerti in traduzione da Zuccato ne Il dragomanno errante testimoniano, perciò, la natura inevitabilmente ‘speculare’ di qualsiasi processo traduttivo, ma allo stesso tempo confermano l’impossibilità della ‘fedeltà’ assoluta nella pratica di resa dell’opera tradotta. E ancora una volta il poeta-traduttore di questa raccolta, come già successo in premessa, affida alla sua voce poetica la chiusa del libro con la poesia di congedo – e di sintesi in versi di quanto ‘cisdotto’ per il lettore – significativamente intitolata “a fronte”.

Burano o Murano, c’è poco da fare
Sarà il silicio diverso l’impasto
La temperatura di fusione
Il soffio nel cannello
Non c’è uno specchio ch’è uno
Che non esca incrinato
O almeno privo d’impurità
Gli utenti reclamano
Abbruttiti invecchiati di trent’anni
E più di un colpo
Ma cosa credono?
Di essere tutti Veneri e Adoni?    

 

Vincenzo Salerno.

 

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