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Publicado en Reseñas

De presencias y ausencias femeninas

Miércoles, 19 Junio 2019 15:37

ausenciaspresentesM. Belén Hernández González, Pedro Luis Ladrón de Guevara, Zosi Zografidou (Coords.), Ausencias presentes. Autoras críticas de la cultura italiana (Con entrevista a Simonetta Agnello-Hornby), ArCiBel Editores, 276 pp. ISBN: 978-84-15335-71-9. 

 

Ausencias presentes. Autoras críticas de la cultura italiana è un progetto importante, firmato da più nomi: M. Belén Hernández González, docente ordinaria di Filologia Italiana presso l’Università di Murcia, autrice di studi di letteratura comparata, critica della traduzione e sulla saggistica italiana del ’900; Pedro Luis Ladrón de Guevara, professore di Lingua e Letteratura italiana all’Università di Murcia, che si è occupato, con studi e traduzioni, di numerosi scrittori italiani classici e contemporanei; Zosi Zografidou, ordinario presso il Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Aristotele” di Salonicco, specialista di storia della letteratura italiana e di traduzione letteraria. I tre studiosi hanno portato avanti un’opera tanto complessa quanto preziosa, contribuendo a illuminare una produzione importante, sebbene – in molti casi – poco studiata. Il loro intento specifico è soprattutto quello di dare visibilità ad alcune autrici italiane spesso ingiustamente trascurate, le cui opere si rivelano invece tra le più interessanti degli ultimi decenni.

Ausencias presentes nasce dunque da una precisa volontà: rivendicare il contributo di queste autrici alla storia letteraria recente, nonché all’analisi della società contemporanea; voci preziose che né il tempo né l’indifferenza potranno spegnere, e che anzi si rivelano quantomai attuali. I curatori si sono avvalsi di saggi di affermati studiosi italiani e stranieri. Ci sembra doveroso rendere conto di ognuno di questi contributi: Salvatore Bartolotta (Franca Rame: tra palco e realtà), Antonella Cagnolati (“Genius” in abiti. Olimpia Morata nella cultura del Cinquecento), Viviana Rosaria Cinquemani (“Il sesso inutile”: le voci gli sguardi e i silenzi delle donne d’oriente raccontati da Oriana Fallaci), Mónica García Aguilar (El periodismo pedagógico de Giulia Molino Colombini), Estela González de Sande (Enrichetta Caracciolo en el “Resurgimiento femenino” italiano), Marco Guidali (“Un filo d’olio”, a lezione con Simonetta Agnello Hornby), Pedro Luís Ladrón de Guevara (El viaje a Italia de Simone Weil), Milagro Martín Clavijo (El teatro patriótico de Laura Beatrice Oliva Mancini), Piotr Podemski (La santa moderna degli immigrati: madre Francesca Cabrini tra identità italoamericana e femminismo cattolico), María Reyes Ferrer (La voz de las mujeres en la prensa y en la literatura: la figura de Matilde Serao), Anna Tylusińska-Kowalska (Luisa Adorno, pedagogista, scrittrice), Sarah Zappulla Muscarà-Enzo Zappulla (Si dubita sempre delle cose più belle. Le parole d’amore e di letteratura di Federico de Roberto e Ernesta Valle), Zosi Zografidou (La presenza femminile nei racconti di Marisa Madieri tradotti in greco).

Il volume, pubblicato nel 2017, si apre con un’intervista di Belén Hernández alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, tenutasi in occasione della prima presentazione spagnola del suo libro Caffè amaro, pubblicato nel maggio 2016, all’Universita di Murcia, in coincidenza con l'incontro internazionale su Donne di lettere. È l’occasione ideale per conversare e porre delle domande a un’autentica ‘donna di lettere’. Dall’intervista emerge una figura forte che non ama elogi, nonostante la celebrità. Il suo percorso di vita è tracciato dai libri, alcuni dei quali scritti in lingua inglese e poi tradotti dalla stessa autrice. Il modo peculiare in cui la scrittrice si muove tra queste due lingue ci viene spiegato a proposito del suo quarto romanzo, Vento scomposto (2009): "È una storia vera. Ho voluto e dovuto scriverla in inglese per farla leggere e modificare dai protagonisti, che sono inglesi. Poi l’ho dettata in italiano perché sono una scrittrice italiana e non inglese".

Gran parte della conversazione si concentra su , su cui interviene la stessa M. Belén Hernández González nel capitolo successivo. Non è un caso, però, che la conversazione si chiuda con una domanda lanciata verso il futuro: “Quale consegna darebbe alle giovani autrici che oggi cercano d'aprirsi strada nella creazione letteraria e l'editoria?”. La risposta di Agnello Hornby si può considerare un vero e proprio manifesto dell’impegno delle donne nel mondo letterario. Vale la pena riportare una parte di queste parole: "Lavorate sodo, mantenete i vostri principi, rispettatevi e fate che gli altri vi rispettino, osservate e analizzate il mondo in cui volete confrontarvi e realizzarvi come scrittrice: posto di lavoro, produzione letteraria, colleghi, estranei. Applicate quanto appreso nel “vostro” lavoro senza aver paura delle critiche e del sarcasmo […] velato di umorismo e di superiorità". 

La scrittrice invita a non arrendersi, il suo è uno slogan contro chi vede la donna ancora non al pari dell’uomo, ma soprattutto sostiene che le uniche a far ricredere la società saranno le stesse donne, con il loro impegno e il loro coraggio. 

L’intero libro, o almeno una sua parte sostanziale, si configura come un omaggio ad alcune scrittrici passate in secondo piano, le quali, nonostante il loro valore, la bravura e l’indiscutibile contributo dato alla cultura italiana, sono state poco studiate e, anzi, quasi condannate al silenzio. Si dà così voce all’ardore di donne che hanno combattuto per farsi valere, per esprimere il loro io e per esaltare le loro qualità, le cui opere non possono essere condannate ancora al buio, bensì rinascere, risplendere di quella luce con la quale le loro autrici le avevano rese vigorose. In questo lodevole e ambizioso progetto le autrici esaltate sono riconosciute come protagoniste, le loro opere letterarie o saggistiche sono tasselli fondamentali per poter comprendere in quale direzione si siano mosse la letteratura e la cultura italiane recenti.

È un progetto-sfida che si assume una grande responsabilità: restituire il valore mai perduto di interpreti femminili che con le loro opere ci hanno regalato un’attenta analisi del mondo in cui vivevano, donne che hanno reclamato il loro posto nella cultura che ora va riconosciuto.

Nell’opera collettanea si possono individuare dei punti focali dai quali partono le riflessioni: il viaggio, l’autobiografia e il giornalismo. Da questi assi emanano le singole analisi. Il lavoro si chiude con una selezione di testi firmati da Francesca Saverio Cabrini, Enrichetta Caracciolo, Laura Beatrice Oliva Mancini, Franca Rame, Matilde Serao. L’insieme di contributi e dei testi proposti si propone dunque di rendere finalmente presenti, al lettore e allo studioso attento, queste assenze. Nel riconoscimento di un dovere categorico: preservare queste opere, queste vite di scrittrici, e offrirle al futuro.

 

Antonietta De Angelis

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